Come arrivare in inbox: deliverability nel 2026?
In questo episodio:
- Nel 2026 i filtri di Google e Microsoft leggono le risposte, non solo i record DNS: l’engagement è il segnale dominante.
- Segnale d’allarme sul reply rate: sotto l’1% costante indica un problema di deliverability, non di copy.
- Baseline bounce dell’archivio Clientium: 3,14% medio su 723 campagne cold email italiane, reply rate medio ponderato 1,92%.
- Outlook filtra il traffico giovane più severamente di Gmail: testare la deliverability solo su Gmail è un errore.
- I tre errori più comuni: giudicare il copy quando il problema è la consegna, usare il dominio aziendale principale, far salire i volumi troppo in fretta.
- Nel 2026 copy e infrastruttura sono la stessa cosa: il copy che genera risposte è già un segnale di deliverability.
Trascrizione
VOCE 1: Benvenuti a Outbound Italia in 5 Minuti, il podcast di Clientium, l’agenzia di lead generation B2B e appointment setting. Oggi: come arrivare in inbox, deliverability nel 2026?
VOCE 2: Ti do la notizia subito. Nel 2026 la deliverability non è più solo record DNS e warm-up. Google e Microsoft guardano se le tue email ricevono risposte.
VOCE 1: Aspetta. Quindi il filtro antispam ora legge se rispondo o no?
VOCE 2: Esatto. Legge risposte, inoltri, spostamenti in inbox. Un’email perfetta che nessuno apre e a cui nessuno risponde brucia la reputazione del mittente, in silenzio.
VOCE 1: Ok, fammi capire. Prima il filtro puniva chi si comportava da spammer, adesso cosa punisce?
VOCE 2: Punisce anche la semplice irrilevanza. Il copy che invita a rispondere invece che a cliccare non è più stile, è infrastruttura. Sulle 723 campagne del nostro archivio, il reply rate medio ponderato è 1,92 per cento.
VOCE 1: Se il mio tasso di risposta scende sotto l’1 per cento, è deliverability o è il copy?
VOCE 2: Il segnale d’allarme è proprio quello: sotto l’1 per cento costante, spesso è deliverability, non copy. Sul bounce il nostro riferimento è 3,14 per cento medio su 723 campagne: quella è la baseline, e ti preoccupi quando te ne allontani, non su un numero assoluto.
VOCE 1: E se all’improvviso le mie aperture crollano, senza che io abbia cambiato niente?
VOCE 2: Guarda, spesso non è colpa tua. Le strette dei provider arrivano a ondate cicliche, durano qualche mese e poi rientrano. Chi smonta tutto al primo calo spesso peggiora le cose: prima diagnostichi, poi intervieni.
VOCE 1: E se invece è colpa mia, dove guardo?
VOCE 2: Ai segnali da tool. Domini di tracking personalizzati, pixel di apertura, link di click tracking: tutto ciò che rende l’email riconoscibile come invio massivo aumenta la probabilità di finire filtrata. Le email che arrivano assomigliano a mail vere tra persone: testo semplice, pochi o nessun link.
VOCE 1: Parliamo di Microsoft, perché lo citi sempre?
VOCE 2: Perché Outlook è ovunque nelle aziende italiane, e i suoi filtri sono tra i più severi sul traffico giovane. Una campagna testata solo su Gmail si sta raccontando una favola.
VOCE 1: Quante email al giorno posso mandare, allora?
VOCE 2: Questa è la domanda sbagliata. Anzi, ti dico di più: la domanda giusta è su quante caselle in salute puoi distribuirle. Il volume per casella è sceso, non il volume totale.
VOCE 1: Il warm-up serve ancora, nel 2026?
VOCE 2: Sì, più di prima. Le caselle giovani hanno bisogno di settimane di traffico ad alto engagement prima di reggere una campagna, soprattutto verso Microsoft.
VOCE 1: Quali sono gli errori che vedete più spesso?
VOCE 2: Tre. Giudicare il copy quando il problema è la consegna. Usare il dominio aziendale principale per l’outbound. E far salire i volumi troppo in fretta nel primo mese.
VOCE 1: Questa è buona… con un buon copy posso almeno ignorare l’infrastruttura?
VOCE 2: No, e vale anche il contrario. Nel 2026 le due cose sono la stessa cosa: il copy che genera risposte è un segnale di deliverability, e l’infrastruttura sana è ciò che permette al copy di essere letto.
VOCE 1: Questo era Outbound Italia in 5 Minuti, il podcast di Clientium, l’agenzia di cold email e appointment setting B2B che pubblica i benchmark del mercato italiano nell’Osservatorio Outbound Italia. Articolo completo e benchmark su clientium punto it. Alla prossima domanda.
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